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Le origini del Ranch de Diabat

Le origini del Ranch de Diabat

Chi arriva al Ranch e incontra Omar oggi vede un uomo tranquillo e spesso silenzioso. Eppure, ogni sua scelta nasce da una lunga serie di esperienze vissute e custodite. Raccontarle aiuta a capire meglio non solo chi è Omar, ma anche perché il Ranch è diventato quello che è oggi.

Come tutto è iniziato

La storia di Omar comincia in una casa molto semplice, una delle poche di proprietà nel villaggio di Diabat: era stata lasciata dai nonni ed era perfino registrata al catasto, cosa rarissima all’epoca. Tutta la famiglia viveva in due stanze, una per dormire e una per mangiare, mentre il bagno si trovava fuori.

Il padre faceva il pescatore e restava spesso per mare molti mesi; al ritorno i soldi per la famiglia non erano mai molti. La madre, donna instancabile, oltre ad occuparsi di tutto mentre il marito non c'era, vendeva il latte della loro mucca al mercato. Mohammed è il fratello maggiore di Omar. Fin da bambino iniziò a lavorare per dare una mano in casa, pascolando gli animali della famiglia — una mucca, qualche capra e una pecora — per contribuire al sostentamento quotidiano.

Fu proprio lui, Mohammed, a permettere a Omar di iniziare la scuola, anche se con un anno di ritardo. Vendette una capretta per comprargli cartella e libri. Un gesto che Omar non ha mai dimenticato.

Nel pomeriggio, dopo le lezioni, Omar imparò a lavorare il legno di tuia (una radice pregiata tipica della zona di Essaouira, utilizzata per creare oggetti artigianali). Un angolo della casa era stato trasformato in un piccolo laboratorio e Omar si specializzò in una delle lavorazioni più complesse: palloni da calcio in legno perfettamente rotondi. Un lavoro di pazienza e precisione.

Il primo cavallo 

In famiglia, l’unico ad aver mai avuto un cavallo era un parente che lavorava come guardia forestale. L’animale non era un compagno di giochi, ma un collega di lavoro: nobile, silenzioso, da rispettare

Fu proprio quel ricordo a ispirare Mohammed che un giorno decise di vendere alcuni animali da cortile per comprare il primo cavallo. Quando la stagione turistica lo permetteva, andava sulla spiaggia e offriva passeggiate ai visitatori. Li accompagnava a piedi, mentre loro montavano. Omar era al suo fianco: osservava, imparava, aspettava il suo momento.

Quando si rese conto che la famiglia aveva bisogno urgente di aiuto, Omar prese una decisione difficile: lasciò la scuola prima dell’ultimo anno. In quel momento non vedeva alternative, doveva contribuire. Comprò un secondo cavallo e si unì al fratello per aumentare i guadagni. Fu lì che Omar salì in sella e non scese più.

La filosofia del Ranch inizia da qui

Fin dall'inizio Omar ha messo sempre i cavalli al primo posto: li curava con attenzione, dava loro acqua e cibo prima ancora di pensare a se stesso. Li sellava solo al momento giusto, li spazzolava con pazienza, li lavava. Quella cura non era solo un dovere: era il suo modo di essere.

Ha iniziato così: con una passione che non lo ha mai lasciato. Ogni gesto, ogni esperienza, ogni rinuncia ha lasciato un segno, fino a trasformarsi nel suo percorso. Ed è anche questo che oggi rende il Ranch un luogo speciale: non è solo un lavoro ma il risultato di un lungo cammino. Chissà, se ognuno di noi ripensasse alle proprie esperienze, quante piccole scelte ci sembrerebbero, col senno di poi, dei veri e propri inizi.



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