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Quando il sultano passava da Diabat

Quando il sultano passava da Diabat

Quella che sto per raccontare potrebbe sembrare una favola, perché parla di sultani, palazzi e tempi lontani. In realtà è una storia vera, che affonda le radici nel passato e che continua a vivere ancora oggi, proprio qui, a pochi passi dal Ranch de Diabat.

Molti visitatori passano accanto alle rovine senza conoscerne la storia. Tra sabbia, cespugli e vento dell’oceano si intravedono infatti i resti di un antico palazzo. Sono le rovine della residenza fatta costruire nel XVIII secolo dal sultano Moulay Ben Abdallah.

Il palazzo a Diabat

Siamo nel Settecento, Essaouira sta diventando uno dei nuovi porti strategici del Marocco e il villaggio di Diabat, poco più a sud, occupa una posizione strategica: vicino alla costa, alla foce del fiume Oued Ksob e lungo le rotte percorse dalle carovane che arrivavano dall’interno del paese.

Fu proprio qui che il sultano Moulay Ben Abdallah fece costruire una residenza secondaria. Non era un palazzo destinato alla vita di corte, ma un luogo di passaggio e di controllo del territorio. Da questa posizione si potevano sorvegliare le vie commerciali tra l’oceano e l’entroterra e accogliere viaggiatori o delegazioni in viaggio verso il porto.

Oggi di quel palazzo rimangono solo alcune mura in pietra in parte nascoste dalla sabbia portata dal vento. Ma per gli abitanti di Diabat la sua storia è ancora molto presente.

 

 

I protettori del palazzo

Per garantire la sicurezza del palazzo e delle rotte commerciali, il sultano affidò questo compito ad alcune famiglie del villaggio. Erano poche, e ancora oggi si contano sulle dita di una mano.

Queste famiglie furono designate come protettrici del palazzo e del territorio circostante. In cambio ricevettero un privilegio raro: il pieno possesso delle terre e la garanzia di non poter essere espropriate. Secondo la tradizione locale, questo diritto fu sancito da un dahir, un decreto reale del sultano. 

Tra quelle famiglie c’erano anche gli antenati della mamma di Omar, la famiglia Ben Dargu. Il bisnonno materno lavorava come guardia forestale nella zona. Per il suo lavoro aveva un cavallo, un animale che nella famiglia era visto prima di tutto come uno strumento di lavoro e da trattare con grande rispetto. E come sappiamo questo legame con la terra e con gli animali è rimasto vivo nella storia della famiglia, attraversando le generazioni.

Dove tutto è cominciato

Molti decenni dopo, quando Omar e Mohammed iniziarono a sognare il loro centro equestre, la mamma decise di contribuire offrendo loro proprio quel terreno di famiglia, come segno di riconoscenza verso due figli che si erano sempre presi cura di lei con amore.

Ed è proprio lì che oggi sorge il Ranch de Diabat, in un luogo dove la storia continua a vivere anche quando non ce ne accorgiamo. Quando il vento solleva la sabbia e lascia affiorare qualche pietra del vecchio palazzo, è facile pensare a quante storie siano passate da qui prima di noi. Alcune sono rimaste nella memoria del villaggio, altre continuano a vivere nei gesti quotidiani di chi abita questa terra.

Anche il Ranch, in fondo, fa parte di questa continuità. Non è nato dal nulla, ma da una terra custodita per generazioni e da una storia familiare che affonda le radici proprio qui. Per questo, quando si viene a visitare il Ranch, vale davvero la pena raggiungere le rovine di quel palazzo perché, in un certo senso, è proprio da lì che tutto è cominciato.

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